
E' da qualche tempo che il lago di Garda, complice le temperature dell' acqua ancora invernali (7 gradi) e le belle giornate primaverili, regala delle immersioni bellissime.
La fioritura dei microorganismi che tipicamente creano uno strato impenetrabile alla luce, di fatto deve ancora venire e la visibilita' e' a dir poco eccezionale in questo periodo.
Due settimane fa, con Umberto, si era fatta un immersione a Navene, durante la quale avevamo incrociato il relitto di una barca di pescatori adagiata in assetto di navigazione alla quota di -94 metri e la soddisfazione di trovare qualcosa a quelle quote, anche se non eravamo i primi, e' stata grande.
Grande abbastanza da decidere di ritornarci a breve e vedere se piu' sotto c'era qualcos'altro.
Detto fatto, due sabati dopo siamo qua, per un altro tuffo io, Umberto e nell'occasione anche Aldo ed Alberto, due esperti trimixari ipossici. Prelevate le miscele dall'amico Stefano, per i subbi soprannominato Witch, il mio personal trimix blender, parto alla volta di Navene sul lago di Garda al confine tra la provincia di Verona e Trento. Sul posto trovo Umberto con la Titti, Aldo e Alberto con le signore ed una bella rampa dove fare un po di riscaldamento portando tutto il materiale fino alla spiaggia. Prima di tutto, un ultimo controllo alle miscele per essere sicuri di quello che respiriamo.
Tutto ok, il 18+18 carico di 10/70 a 220 bar, le stage cariche di Ossigeno a 160 bar, la 50/20 e la 25/45 entrambe cariche a 200 bar. Ora mi tocca fare i chilometri su e giu' per portare tutto il necessario per l'immersione. E per un immersione come quella che dobbiamo fare, non e' che sia poi cosi' tanta. Se torno indietro nel tempo, quando da neo brevettato open water, frequentando riva del Garda, vedevo dei tekdiver con il quadribo sulle spalle, due deco, una per fianco,caschetto e torce a gogo, posso dire che in effetti scendo abbastanza leggero.
La giornata e' calda e senza nuvole, si sta' proprio bene, la fase movimentazione merci e' finita, ora si va di programmazione. Io ed Umberto di mettiamo li a tavolino, carta penna e calamaio e giu' a fare conti. Tempo di fondo sara' 15 minuti a 100 metri, dopo di che risaliremo fino alla quota del primo cambio gas che per scelta sara' a 51 metri. Il che ci permettera' tra l'altro di staccare dal fondo con una pressione minima di 130 bar. Percui avremmo 90 bar del nostro D18 da spendere per fare il giretto.
La nostra decompressione prevede la cosiddetta 3^ deco lunga, 10 tappe fino ai 39 metri per poi passare al 50/20 dai -21 e l'ossigeno alla tappa dei 6 metri per un ciclo e mezzo piu' risalita. Una decompressione che tiene conto sia della oxigen windows, sia della necessita' di dover controllare la contro diffusione isobarica che essere accorti nel ridurre la percentuale di elio dai tessuti oltre che... farci uscire dall'acqua, per usare un termine medico iperbarico, puliti.
Un ripasso delle procedure in caso di perdita di qualche gas decompressivo strada facendo e via a prepararsi. Meno male che a Navene c'e' il ponte della strada che ripara dal sole, perche' di entrare in acqua tutto sudato non mi fa tanta voglia. Sotto il ponte, io, Alberto, Aldo ed Umberto iniziamo a vestirci. Io indosso una combinazione da sci della lofhter e sottomuta SDE 700 in ultrastretch per me, combinazione a cipolla per Umberto, sottomuta waterproof, sottomuta DUI 400 e gilet in pile sopra, eppoi si lamenta che non entra nella muta... mi vien da ridere al pensiero che due settimane fa faceva sfoggio del suo fisico da palestrato, per poi sembrare l'omino michelin versione subbo, hihihi io con la mia trippetta termo regolatrice, sono a prova di freddo e tranquillamente riesco a "resistere" quei 100 e rotti minuti che passeremo a 7 gradi.
Aldo ed Alberto non saranno con noi sul fondo perche' le miscele che hanno caricato sono adatte a quote inferiori, pazienza, li troveremo in decompressione sulla bella paretona che avevo gia' visto due settimane fa. Pronti via, tutti in acqua a fare gli ultimi controlli e caricarci di bombole decompressive, io 3 ed Umberto 4 perche' per ulteriore sicurezza ci portiamo un altra 50/20. una breve pinneggiata in superficie fino alla paretona in modo da non perdere troppo tempo in fase di discesa come l'ultima volta, uno sguardo d'intesa con Umbe e gli altri due e via, si parte. A 6 metri controllo bolle, tutto ok. Giu'!!! la visibilita' e' stupenda, di fronte a me un canalone che mi porta verso quel nero che a qualcuno potra' dare inquietudine ma a me da quella sensazione di tranquillita' che e' il motivo base percui ho scelto questa disciplina. La capacita' che mi da' di rilassarmi e staccare la spina dal mondo caotico in cui vivo.
55 metri incrocio una sagola di canapa che viaggia orizzontale, la riconosco, e' la stessa che e' ancorata al relitto della barchetta e che intendo ritrovare, ancora giu' spostandoci verso destra in modo da incrociare la la barca a -94 eccola li' davanti a noi. Lei con la prua che punta verso l'alto adagiata su una spiaggetta con quella sagola che parte e risale, che mi ricorda tanto una main line che solitamente si trova in grotta e proprio come in grotta, mi son portato dietro un cookie, un segnale che solitamente si lascia sulla sagola nel punto di massima penetrazione contrassegnato dal proprio nome e lo lascio sulla barca attaccato alla sagola. Chi me lo riporta avra' una birra pagata per la cortesia. il tutto e' durato 30 secondi poi di nuovo giu' a cercare chissacche' in 5 minuti siamo alla massima quota prevista, alla quale si e' programmato di rimanere per altri 10 minuti. Controllo al manometro, i consumi sono nella norma, avanti a guardare il paesaggio, la visibilita' e' da urlo, pure la luminosita' ambiente. Qualche bottatrice ci guarda distrattamente al nostro passaggio e manco si scompone se ci avviciniamo, tanto lo sa che andiamo via subito. Mi aspettavo che la parete fosse verticale e liscia invece e' tutta frastagliata e seghettata. Piu' che erosione glaciale sembra una cava di marmo dell'antichita'. Molto chiara e luminosa.
Un particolare della parete un po piu' in basso attira la nostra attenzione, andiamo a vedere, un corpo morto cilindrico in cemento a -104, subito pensavo ad una mina anticarro, pazienza. Controllo manometro 150 bar dopo 15 minuti. Fine dell'immersione, inizia la fase della risalita, si sale a velocita' abbastanza sostenuta in questa prima fase con dei deep stop a quote prestabilite per dare al corpo il tempo di desaturarsi e poi via via sempre piu' piano fino alla superficie. Ai 51 metri primo cambio gas, bella comodita' la deco lunga mi trovo a pensare, soprattutto se fossimo stati in emergenza gas,avremmo comunque dovuto fare una risalita di una decina di minuti che in emergenza non sono certo bazzecole ma...... fortunatamente non questa volta. Intanto la parete ci mostra tutta la sua bellezza. Gia' dagli 80 metri non e' piu' necessaria la torcia per illuminare gli strumenti, si vedono benissimo con luce ambiente, talmente ce n'e'.
Il tempo passa abbastanza velocemente, la progressione di risalita e' abbastanza veloce, ed al cambio dei 21 metri, incrociamo Aldo ed Alberto pure loro in decompressione, cambio gas, salutino agli amici e via a fare la deco sulla spiaggetta.
Umberto estrae il wet notes dalla tasca della stagna e comincia a scrivere qualcosa.... che mi deve dire che con i segnali non mi puo' comunicare? Mah! Problemi non ne abbiamo avuti, ne prevedo di averne, percui attendo di leggere...
E gia', 100 metri, all'inizio della carriera subacquea li vedi lontano, fuori dalla tua portata, ora mi guardo indietro e vedo quanto sia per me cambiata la subacquea, il modo di approcciarmi a questa disciplina che e' la subacquea tecnica. Da quando mi son messo il mono sulla schiena ed ho cominciato timidamente a scendere proprio in questo lago ed ora sono qua a fare quello che piu' mi piace, a contare i minuti per il salto alla tappa successiva. Si, proprio questo mi piace fare, oramai mi sono talmente condizionato a controllare tempo, profondita', assetto e postura che ho finito per trovarlo divertente. Non l'unica cosa divertente che si fa sott'acqua, sia ben chiaro, ma anche questo puo' diventare divertente. Con il tempo.
Dopo un po ci raggiunge Titti con un back up di ossigeno (sia mai che la sfiga...) e con la videocamera di Umberto il quale comincia a filmare tutto quello che gli passa davanti, sara' il futuro Folco Quilici? Mah! come diceva il famoso cantante, lo sapremo solo vivendo. Ulteriore break ed ulteriore cambio gas, ora passiamo all'ossigeno, ancora un giretto su e giu' per la spiaggia giusto per vedere e filmare un po di lucci e poi l'ultima risalita ad 1 metro al minuto.
Finita.
Titti Alberto ed Aldo sono gia' fuori io ed Umberto li raggiungiamo. E li iniziano le solite considerazioni sull'immersione appena fatta, anche gli altri sono entusiasti del sito, della visibilita', sono quasi le 5 di pomeriggio e ci aspetta la salitina con il materiale sulle spalle, ma.... non adesso, godiamoci il momento. Ci rilassiamo un p'o', ci cambiamo, una bella bevuta... di acqua e via a pensare alla prossima.
Grazie Umberto per l'opportunita' che mi hai dato.